Sulle origini remote di Manziana si hanno pochi elementi. I primi sono riferiti al periodo neolitico, ma esistono testimonianze anche di installazioni da parte di pionieri provenienti dalla Lidia, antico regno dell’Anatolia occidentale che, alla ricerca di terre feconde e climi miti, esplorarono e si insediarono nelle nostre terre soppiantando i Latini. Siamo introno al IX secolo a.C. quando i territori vedono l’arrivo di un’altra civiltà in grande ascesa culturale e sociale, gli Etruschi.
Tutte le evidenze, dall’archeologia preistorica e protostorica, dall’antropologia, dall’etruscologia e dalla genetica, sono favorevoli a un’origine autoctona degli Etruschi. Importanti e numerose le evidenze che ci hanno lasciato – tombe, costruzioni e reperti – a testimonianza di un’enorme eredità culturale riconosciuta in tutto il mondo. Grazie alla rinomata attenzione di questo popolo al culto dei morti sono giunti fino a noi sepolcri e luoghi sacri di enorme rilevanza architettonica, ricchi di manufatti e orpelli, accanto a testimonianze di vita quotidiana e sociale.
Da qui la probabile genesi del
nome Manziana che deriverebbe proprio della divinità
Mantus (in etrusco Manth),
Dio dell’oltretomba. Dal IV secolo a.C si assiste al passaggio dagli Etruschi ai Romani, che fanno del territorio la propria base di sostentamento, al contrario degli Etruschi che avevano scelto di muoversi via mare. Pastori, contadini, carbonari si insediano a beneficio delle terre abbandonate. Dove i primi avevano costruito capanne, i secondi edificano case. Iniziano a impiantare culture arboree e ammodernare i sistemi d’irrigazione perfezionando anche gli strumenti agricoli. Data la presenza nel territorio di molte stazioni termali e la vicinanza a Roma, si dedicano alla costruzione di strade strada romana Bottaccio e arterie secondarie tabula
peutingeriana a uso esclusivo delle legioni di ritorno dalle battaglie per osservare un periodo di quarantena. Soldati e bestiame sostano nelle terme il tempo necessario per la bonifica e la cura prima di rientrare in città e scongiurare così epidemie.
Ben presto grandi avvenimenti politici, economici e militari sconvolgono la regione. Roma, ormai caput mundi, inizia a importare ogni specie di merci d’oltremare più a buon mercato riducendo la produzione interna. Il territorio diventa preda di ambiziosi e cinici possessori terrieri che lasciano solo allevamenti del bestiame e pastorizia, impossessandosi di enormi appezzamenti gestiti con l’aiuto di manodopera per lo più affidata allo sfruttamento degli schiavi con produzione a basso costo. Rimangono solo le ville padronali via via in decadimento inevitabile con il tempo. La conversione dell’economia da agricola a pastorale, la caduta verticale dell’impiego di manodopera libera e l’abbandono delle terre, causano l’inselvatichire dei campi, il deperimento delle opere irrigue e il ritorno della malaria. La calata dei Barbari e il declino di Roma non è che l’inizio di un ritorno alle origini della selva Mantiana, che per secoli torna a essere regno di lupi, cinghiali e briganti.
L’intero territorio ormai desolato è ridotto a piccoli insediamenti e, tranne Monterano, i restanti sono autonomi e isolati.
Il probabile insediamento pre Manzianese è da ritenersi nella rocca di Santa Pupa, l’attuale Poggio della Torre INSERIRE FOTO (fonti discordanti e mancanza di un vero e proprio sito archeologico ci permettono di fare soltanto delle supposizioni). Poco o nulla arrivava dalla grande città e per lungo tempo la natura selvaggia la fa da padrona. Intorno al secolo XI la famiglia dei Di Vico riedifica dalle vecchie rovine il castello di Santa Pupae (così detto per il ramo della famiglia che si stabilisce a Manziana De Santa Pupa).
Determinante sarà l’acquisizione di Santa Pupa da parte dell’Archispedale del Santo Spirito in Saxia
INSERIRE FOTO O LINK ESTERNO dalla Famiglia dei Signori Di Vico avvenuta nell’anno 1290, che ne evita l’annessione da parte degli Orsini, possidenti di tutte le terre limitrofe.
Da quel momento per molti anni a venire la situazione rimane invariata e l’insediamento, seppur modesto, contribuisce alla produzione del legname, tra le altre cose necessario alla riedificazione della Basilica Vaticana. Se i contenziosi delle famiglie feudali (Anguillara, Orsini, Di Vico) che reggono il territorio s’intensificano, per la genesi della Manziana che arriverà a noi dobbiamo attendere la venuta di un uomo carismatico che modificherà per sempre le sorti del nostro paese, l’abate Cirillo.
L’Archispedale del Santo Spirito intanto chiama nel feudo coloni ai quali offrire lembi di terra da disboscare e coltivare. I coloni giungono dalla Toscana, dall’Umbria, dalle Marche costruendo delle capanne come alloggi e proprio per questo chiamati “i Capannari”.
L’Abate Bernardino Cirillo INSERIRE FOTO O LINK ESTERNO, nominato al vertice della Commenda da Paolo IV nel 1556, è capace di riassettare servizi e bilanci, si dimostra un saggio amministratore e imprenditore in grado di far rendere l’immenso patrimonio terriero.
È reggente lungimirante, comprende che, anziché acquistare i beni di prima necessità per l’assistenza ai malati dell’Ospedale, è meglio intensificare la produzione interna, fino a quel momento lasciata in mano ad affittuari in possesso di contratti fin troppo benevoli. Si occupa anche di altri importanti possedimenti come quelli di Santa Severa, Santa Marinella e Palidoro, ma le incombenze ben presto diventano troppe e si vede costretto a demandarne la gestione a collaboratori di fiducia incaricati di persona, per poi dedicarsi completamente all’amministrazione del territorio di Manziana.
L’8 ottobre del 1560 è lui a firmare a Roma, con “i Capannari”, la prima e più famosa Convenzione. A loro, il Pio istituto, riconosceva, sino alla quarta generazione maschile, l’affidamento in enfiteusi, di circa un ettaro di terra sul quale costruire anche l’abitazione in legno. Un quinto dell’intero prodotto della terra doveva essere consegnato al Santo Spirito che assegnava a rotazione, per un periodo di due anni, altre terre da lavorare, a sud-ovest del bosco.
Esclusa la ricostruzione di Santa Pupa, ritenuta anacronistica alla riedificazione di un paese, pone l’attenzione sulla piana di Manziana fra la radice di monte Sassano e il fossato di boccalupo, INSERIRE FOTO disponendo la costruzione di un palazzo adibito a sede delle attività agricole e giurisdizionali della tenuta. Sorge così il primo edificio in pietra intorno alla metà del 1500 chiamato Palazzo della Fiora, detto oggi Palazzaccio.
La comunità è ora in espansione e si fa largo la necessità di una chiesa in grado di accogliere il numero crescente di fedeli, in sostituzione delle ormai troppo piccole chiese della Fiora e della Madonna delle Grazie. È del 1575 la costruzione dell’attuale chiesa di San Giovanni Battista, INSERIMENTO FOTO per opera di Ottavio Nonni detto il Mascherino INSERIMENTO FOTO allievo del Vignola, che pian piano tesse tutto attorno alla chiesa una piazza adornata da una splendida fontana e un palazzo baronale, che diventerà la sede amministrativa e residenza estiva del Barone del Santo Spirito.
Nel 1596 si costituisce la comunità di Manziana con un comune retto da due “Massari” amministratori locali.
La denominazione Santa Pupa inizia a scomparire, fino all’atto di vendita della tenuta le Pietrischie, in cui si fa riferimento alla zona esclusivamente con il nome di Manziana avvenuta nel 1630.
Seguono anni di crescita per la valle, si amplia la rete idrica facendo confluire acqua sorgiva dal Palombaro, aumenta il numero degli insediamenti e si moltiplicano le attività commerciali necessarie al fabbisogno delle famiglie, che ormai avevano costruito una vera e propria comunità riconosciuta, ma ancora sotto dominio legislativo e alle dipendenze del Santo Spirito. È un periodo questo di litigi, controversie, esposti, nel tentativo di affrancare le terre dall’opprimente e vessatorio dominio dell’Archiospedale che ormai da tempo sfrutta i vassalli.
Il periodo che va dal 1798 al 1814 vede la presenza sul territorio dei Francesi di Napoleone. I Manzianesi non mostrano grandi entusiasmi; verrà anzi ricordato a lungo, in zona, la distruzione di Monterano e il massacro di Tolfa, anche se Camille de tournon governatore del Dipartimento del Tevere, non lesina parole di nostalgia per i paesaggi manzianesi. Nella vita quotidiana può risultare interessante discutere sugli inquilini della prigione annessa al Palazzo baronale.
Solo nel 1888 con la stipula della legge sulla disciplina degli usi civici i Manzianesi possono finalmente far valere i propri diritti di riscatto sulle proprietà, grazie anche all’intervento dell’allora Senatore del Regno d’Italia Vincenzo Tittoni, INSERIRE FOTO che aveva da pochi anni acquistato il palazzo Baronale già del Santo Spirito. Ma è solo nell’anno 1904, dopo occupazioni e lotte di riscatto, che tale controversia viene sanata e il Pio Istituto cede definitivamente le terre e nacque l’ufficiale Università Agraria.
Intanto la famiglia Tittoni aumenta il proprio prestigio e potere politico e determinante sarà l’appoggio del Presidente del Senato del Regno d’Italia Tommaso (figlio di Vincenzo) nella scelta del percorso in progettazione per il passaggio della nuova ferrovia in costruzione.
Il treno è solo la prima delle innovazioni tecnologiche adottate, nel giro di pochi anni infatti e grazie al lavoro del Sindaco Saverio Ceciarelli INSERIRE FOTO (figura istituzionale introdotta nel periodo napoleonico e poi ripresa dal regno di Sardegna), sorge lungo la strada della stazione ferroviaria il gasometro che porta il gas a illuminare le vie pubbliche, i negozi e le dimore più importanti del paese, subito sostituito dall’elettricità che permette ai cittadini di Manziana di deporre candele e lucerne a olio, petrolio e lumi ad acetilene. Intanto viene rifornita dalla sorgente della matrice la fontana della piazza, con acqua leggera e fresca quanto salubre.
Iniziano i progetti del sistema fognario e i primi collegamenti del telefono con il territorio nazionale. Vengono eseguiti lavori di urbanizzazione importanti e la costruzione nel 1912 dell’edificio scolastico INSERIRE FOTO dedicato a Tommaso Tittoni.
In questi anni, seppur lentamente, cresce e si sviluppa l’economia e la vita sociale dei residenti inizia a manifestarsi nella piazza, nella bottiglieria e lungo la strada principale, allora Via del Risorgimento, oggi Corso Vittorio Emanuele.
Siamo alle soglie della Prima guerra mondiale e Manziana accoglie già da qualche tempo militari in addestramento per la guerra in Libia. Saranno anni di lutto e dolore. Il paese dona alla patria la vita di alcuni suoi concittadini e il 10 ottobre 1921 viene inaugurato, in onore dei caduti, il monumento INSERIRE FOTO prospiciente palazzo Tittoni.
Nel primo dopoguerra, Manziana continua il suo lento e progressivo sviluppo e nel 1926 iniziano le proiezioni dei film nel neonato cinema Augusto, (CHIEDERE FOTO A MENCARINI) nel 1928 nasce la squadra di calcio (CHIEDERE FOTO A MENCARINI) e nel 1931 viene a mancare colui che molto aveva fatto per il paese, il sen. Tommaso Tittoni.
In seguito la piazza assume nuovo aspetto in funzione di un facilitato accesso alla stazione e vengono demoliti gli edifici che la chiudono a est.
In Italia intanto il fascismo è salito al potere e da lì a qualche anno si entrerà in guerra. Manziana non rimane indenne dalle atrocità del conflitto subendo diversi bombardamenti (ponte della ferrovia) (CHIEDERE FOTO A MENCARINI), divenendo teatro di scontri tra partigiani e soldati tedeschi. Nel 1943 vengono detenuti i marinai di tre sommergibili britannici: lo Splendid, il Saracen e il Sahib. Nei racconti successivi gli stessi soldati ringrazieranno il popolo manzianese per un’inattesa ospitalità.
Alla notizia della liberazione di Roma da parte degli alleati a stento si riesce a evitare che i tedeschi facciano saltare in aria il palazzo Tittoni.
A guerra finita finalmente il popolo Manzianese inizia a dedicarsi a questioni meno gravose come la quotizzazione delle terre avvenuta dal 1946 al 1950.
Viene affrescata in quegli anni la chiesa da Angelo Cordelli (CHIEDERE FOTO A MENCARINI) e nel 1949 il bosco di Macchia Grande ospita il campeggio scout di un’organizzazione ebraica, segno anche questo di un mondo in divenire.
Sono gli anni della ricostruzione, il paese progredisce, si amplia, sempre più automobili percorrono le strade cittadine e la vicinanza con la capitale la rende meta delle scampagnate domenicali.
L’interesse per il luogo cresce tanto da indurre la presenza alla residenza Villa Giulia per diversi anni nei mesi estivi del Re Gustav di Svezia, INSERIRE FOTO archeologo che portò avanti studi dettagliati sul territorio.
Il bosco Macchia Grande, la Caldara LINK INTERNO e le bellezze paesaggistiche sono messe in bella mostra dall’industria del cinema LINK INTERNO, che dagli anni sessanta le utilizza come teatro naturale di centinaia di film e spot pubblicitari.
Tutto ciò che ne segue è storia dei nostri giorni, palpabile e vivibile tra i palazzi e le vie del paese, tramandata anche grazie al lavoro di tante persone che hanno dedicato impegno e passione affinché la memoria non andasse perduta. Tra i tanti ai quali vanno i nostri ringraziamenti ricordiamo Livio Vecchiarelli e suo figlio Varo Augusto (Vecchiarelli editore) LINK EDSTERNO, l’associazione culturale “Il Mascherino” LINK ESTERNO e altri autori di testi come Don Giovanni Carafa e collaboratori.
Ulteriore ringraziamento va al nostro concittadino Bruno Mencarini che gentilmente ci ha fatto dono di fotografie d’epoca raccolte negli anni con passione e dedizione.